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Storia

 


                         Gli italiani in India: Viaggi e Memoriali


    L’Italia e l’India sono Stati giovani ma antiche civilta’.
Le loro relazioni conseguentemente risalgono a tempi remoti. Riferimenti all’India si possono rinvenire in diversi lavori di autori del mondo classico: la Biblioteca storica di Diodoro Siculo, Indika di Arriano, la Storia Naturale di Plinio il Vecchio.
Il commercio tra l’Impero Romano e l’India fiori’ soprattutto nel primo e secondo secolo d.C. Tesoretti di monete romane sono stati trovati in tutta la Penisola ed esistono tracce di insediamenti permanenti nel Sud dell’India di mercanti provenienti dal mondo romano. Il flusso commerciale andava in entrambe le direzioni: una statuetta indiana in avorio e’ stata trovata a Pompei.
Vi furono anche scambi di ambasciate: una delegazione fu mandata da Barygaza nel 25 a.C e raggiunse Roma dopo quattro anni; altre ambasciate furno inviate a Traiano, Antonino Pio, Giuliano l’Apostata e Giustiniano.
La caduta dell’Impero Romano porto’ il commercio e le relazioni con il Mediterraneo ad un arresto. Ma dopo un intervallo di pochi secoli, nel Medio Evo i mercanti italiani ripresero a battere le stesse rotte verso l’Oriente. Il veneziano Marco Polo resta il piu’ famoso tra di loro, con la pubblicazione del Milione all’inizio del XIV secolo, un libro fonte di ispirazione e di informazioni per tutti i viaggiatori europei nei secoli a venire. Marco Polo visito’ il sud est dell’India e porti come Kayak, Comorin, Quilon, Thana, Somnath e Cambay. Il Milione dipinge con freschi colori la vita ed i costumi dell’India alla fine del XIII secolo.
Marco Polo e’ solo il primo di una lunga serie di viaggiatori italiani in India che hanno lasciato testimonianza letteraria delle loro esperienze. I visitatori provenienti dalla Repubblica di Venezia sono tra quelli di maggior rilievo. Solo per menzionarne alcuni, nel 1419 Nicolo’ de’Conti salpo’ da Venezia per il Medio Oriente, la Persia e poi l’India. Attraverso’ la Penisola da costa a costa, muovendosi anche all’interno verso Vijayanagar; tornato in Italia, racconto’ i suoi viaggi all’umanista e segretario del Papa, Poggio Bracciolini. Nel 1563 Cesare Federici lascio’ Venezia e viaggio’ verso l’Oriente; in India, visito’ Vijayanagar e il Kerala (Viaggio nell'India Orientale et oltra l'India nel quale si contengono cose dilettevoli, 1587). Gasparo Balbi, un mercante e gioielliere veneziano, viaggio’ in Persia e in India tra il 1579 e il 1588 (Viaggio dell'Indie Orientali, di Gasparo Balbi, Gioielliero Venetiano, 1590). Nel 1671 Ambrosio Bembo lascio’ Venezia per il Medio Oriente, si reco’ poi in India (Goa e Mumbai) e poi torno’ indietro attraverso l’Iran, dopo quattro anni (Viaggio e giornale per parte dell'Asia di quattro anni circa fatto da me Ambrosio Bembo, Nobile Veneto). Nicolo’ Manucci e’ un altro veneziano che merita un posto di riguardo, per la sua Storia do Mogor, la piu’ dettagliata storia dell’India Mogul nel periodo dal 1653 al 1708 scritta da un osservatore contemporaneo europeo. Manucci lascio’ Venezia all’eta’ di quattordici anni, per non farvi piu’ ritorno; mori’ in India dopo una vita lunga ed avventurosa nel Sub Continente, al servizio dei Mogul. Ma i veneziani non sono stati i soli. Filippo Sassetti, studioso ed umanista fiorentino, si reco’ in India e mori’ a Goa, nel 1588; nei suoi scritti anticipa gli studi linguistici futuri, segnalando somiglianze tra il sanscrito e l’italiano. Pietro della Valle lascio’ Roma per andare verso l’Oriente e arrivo’ in India nel 1624, dove visito’ Surat, Goa e Keladi; il suo Viaggi in Persia e in India fu pubblicato tra il 1658 e il 1663. L’erudito  giurista Giovanni Francesco Gemelli-Careri, di Napoli, comincio’ un giro intorno al mondo nel 1693, che lo porto’ anche nel Sud dell’India. Le esperienze di Gemelli-Careri durante i suoi cinque anni di viaggio sono raccontate nel Giro Intorno al Mondo, pubblicato nel 1699, che divenne un successo editoriale nell’Europa del XVIII secolo. Egli da’ una vivida descrizione dell’accampamento dell’Imperatore Aurangzeb durante la campagna nel Deccan, nel 1695.
Tutti questi italiani visitarono l’India alla ricerca di conoscenza e ricchezza; non erano pionieri di una potenza imperialista: solo commercianti o osservatori curiosi, a titolo individuale.
Molti altri italiani li seguirono: i loro nomi riemergono dalle vecchie cronache. Una menzione speciale meritano il generale Ventura, che contribui’ all’organizzazione della fanteria nell’esercito di Ranjit Singh, nello stato del Punjab, tra il 1830 e il 1840, ed il suo collega Paolo Bartolomeo Avitabile.
Nel successivo periodo storico, le condizioni politiche non favorirono piu’ i viaggi e il commercio. Ma studiosi italiani parteciparono alla rinascita mondiale degli studi di sanscrito, sulle orme del Sassetti. In questo quadro, occorre ricordare Gaspare Gorresio, che creo’ nel 1852 la prima cattedra di Sanscrito in Italia, all’Universita’ di Torino. Gorresio lascio’ una traduzione completa in italiano del Ramayana (Ramayana, poema indiano di Valmichi), pubblicato in dieci volumi tra il 1843 e il 1858.
Nel XIX secolo, l’Italia e l’India hanno condiviso la stessa esperienza di lotta per l’indipendenza dagli stranieri. Il Risorgimento italiano ha effettivamente ispirato alcuni combattenti per la liberta’; il patriota italiano, Giuseppe Mazzini, e’ stato tradotto e letto approfonditamente dalla intelligentia indiana. L’indipendenza di entrambi i  Paesi e’ stata infine ottenuta ad una distanza di circa 80 anni (il Regno d’Italia e’ stato creato nel 1861).    

Fonti selezionate:
Romila Thapar, Early India, from the Origins to AD 1300, Penguin
Al Basham, The Wonder that Was India, Picador
Beyond the Three Seas, Travellers’ Tales of Mughal India, edited by Michael Fisher, Random House India.
The Oxford History of India, by Vincent A. Smith, edited by Percival Spear    

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